03 Apr Agenzia delle Entrate, addio controlli sui conti correnti, ora serve l’autorizzazione di un giudice.
La Corte europea dei diritti dell’uomo in una recente sentenza riguardante un caso italiano ha stabilito che il diritto al rispetto della vita privata e della corrispondenza riguarda anche la dimensione digitale e bancaria pertanto ha elaborato un principio destinato a incidere sul sistema dei controlli fiscali italiani. Attualmente l’Agenzia delle Entrate può ottenere i dati finanziari dei contribuenti sulla base di una semplice autorizzazione interna rilasciata dai propri dirigenti. Secondo i giudici di Strasburgo, questo meccanismo viola il diritto al rispetto della vita privata garantito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Non è più sufficiente un atto amministrativo: l’accesso a estratti conto, movimenti e transazioni richiede, ora, l’intervento di un giudice che verifichi la reale necessità dell’indagine e la sua proporzionalità. La decisione impone allo Stato italiano di riformare il sistema, affinché la lotta all’evasione fiscale non avvenga a scapito della riservatezza dei cittadini. Alla luce della sentenza, l’Italia sarà chiamata a intervenire sul piano legislativo. Sebbene il contrasto all’evasione fiscale rimane un obiettivo legittimo e necessario, esso dovrà essere bilanciato con il rispetto dei diritti fondamentali. Occorrerà introdurre meccanismi che impediscano controlli indiscriminati sui conti correnti pertanto nuova disciplina dovrà preveder l’indicazione chiara delle circostanze che giustificano l’accesso ai dati bancari, l’obbligo di un provvedimento motivato e proporzionato. la possibilità per il contribuente di adire un giudice anche prima o a prescindere dall’emissione di un accertamento e la possibilità di controllo giurisdizionale effettivo sulle modalità di svolgimento delle indagini.