13 Feb P.Iva “apri e chiudi”: l’Agenzia delle entrate avvia nuovi controlli
Una fase di controlli intensificati è iniziata contro le cosiddette partite Iva “apri e chiudi”, con il fine di bloccare e chiudere d’ufficio migliaia di posizioni fiscali potenzialmente usate per evasione. I dati aggiornati in mano al Fisco indicano che circa 9.000 partite Iva sono nel mirino dei controlli per una chiusura d’ufficionel 2026, nel quadro del Piano operativo dell’Agenzia.
Il fenomeno in esame non è affatto nuovo ed indica l’apertura di una partita Iva seguita da una rapida cessazione, spesso senza adempimenti fiscali reali, con l’effetto di far sparire ogni traccia del soggetto e ostacolare l’attività di riscossione delle imposte. Queste posizioni, spesso intestate a soggetti con risorse o sedi fittizie e dal 2023 l’Agenzia delle entrate dispone dell’arma del procedimento formale per la cancellazione d’ufficio.
Quando emergono indicatori come l’assenza di struttura operativa reale, la rapidità di apertura e chiusura senza dichiarazioni, o la mancanza di versamenti, la posizione viene segnalata dal sistema per ulteriori verifiche. L’agenzia quindi invita il contribuente a presentarsi per chiarimenti, richiedendo documentazione che dimostri l’effettiva attività svolta. In assenza di risposte o di collaborazione, scatta la chiusura d’ufficio della partita Iva. Indicatori chiari di tale fenomeno sono: assenza di dipendenti, sedi inesistenti o improprie, mancanza di operatività reale, collegamenti con soggetti già noti all’amministrazione finanziaria o intestazioni a persone difficilmente rintracciabili.
Per chi subisce la cessazione d’ufficio, la normativa permette una riapertura solo a fronte di una polizza fideiussoria o fideiussione bancaria di almeno 50.000 euro, con durata triennale. L’importo sale se nel periodo di attività sono state accertate violazioni fiscali non ancora saldate.