05 Nov Repubblica Ceca, 618 imprese fallite nei primi nove mesi del 2026: è il dato più alto dal 2016
Il sistema imprenditoriale della Repubblica Ceca registra un nuovo aumento dei fallimenti. Tra gennaio e settembre 2026, i tribunali cechi hanno dichiarato il fallimento di 618 società, con un incremento del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del dato più elevato relativo ai primi nove mesi dell’anno dal 2016, a conferma di una tendenza che prosegue ormai da tre anni. Ad aumentare anche le domande di fallimento: infatti nei primi nove mesi del 2026, i tribunali hanno ricevuto 986 domande di fallimento relative a società, il 19% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Si tenga conto che le istanze presentate non coincidono necessariamente con le procedure che si concludono con una dichiarazione di fallimento. Emerge che i finanziamenti bancari alle aziende crescono più rapidamente dei depositi bancari detenuti dalle stesse imprese, riducendo progressivamente il divario tra risparmio e indebitamento. Al contempo, continua a diminuire la quota dei crediti bancari deteriorati sul totale dei finanziamenti concessi alle aziende.
Le differenze territoriali sono particolarmente marcate. Tra gennaio e settembre 2026, il maggior numero di fallimenti è stato registrato a Praga, con 284 società coinvolte, pari a circa il 46% del totale nazionale. Seguono la regione della Moravia meridionale, con 72 fallimenti, e quella della Moravia-Slesia, con 61. All’estremo opposto si trova la regione di Vysočina, dove sono stati registrati appena cinque fallimenti. La concentrazione nella capitale deve essere letta anche alla luce del peso economico e imprenditoriale di Praga, senza interpretarla automaticamente come un indice di maggiore fragilità delle singole imprese rispetto alle altre regioni. Più indicativo, sotto questo profilo, è l’andamento delle variazioni annuali. Gli aumenti più consistenti sono stati registrati nella regione di Olomouc, dove i fallimenti sono cresciuti del 45%, nella regione di Hradec Králové, con un incremento del 44%, e nella Moravia-Slesia, con un aumento del 42%.
Nel complesso, il numero dei fallimenti è aumentato in nove regioni ceche. Nella regione di Karlovy Vary il dato è rimasto invariato rispetto ai primi nove mesi del 2025. Le riduzioni più significative hanno riguardato Vysočina, dove i fallimenti sono diminuiti di quasi il 40%, e la regione di Liberec, con un calo di circa un terzo.
Anche la distribuzione per settore economico evidenzia differenze rilevanti. Considerando i dodici mesi terminati a settembre 2026, il maggior numero di fallimenti ha riguardato commercio, industria manifatturiera e costruzioni. Questi numeri individuano i comparti nei quali si concentra il maggior volume di procedure. Per confrontare il rischio effettivo tra settori di dimensioni differenti, è tuttavia necessario considerare anche il numero dei fallimenti in rapporto alle imprese registrate. Sotto questo profilo, il settore più esposto risulta essere quello dei trasporti e del magazzinaggio, con 25 fallimenti ogni 10.000 società registrate. Seguono l’industria manifatturiera, con 19, e i servizi di alloggio e ristorazione, con 18. All’estremo opposto si collocano le attività culturali, ricreative e di intrattenimento, con appena cinque fallimenti ogni 10.000 imprese registrate. Particolarmente significativa è la dinamica osservata in alcuni comparti. Rispetto al periodo precedente, il numero dei fallimenti è aumentato del 34% nei servizi di alloggio e ristorazione, del 23% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca e del 16% nei trasporti e nel magazzinaggio. Il dato relativo alla ristorazione merita attenzione, soprattutto per gli operatori che lavorano con costi fissi elevati e margini ridotti. L’aumento delle procedure può rappresentare un segnale di difficoltà per il settore, ma i dati aggregati non consentono, da soli, di individuare le cause specifiche delle singole crisi
Per le aziende italiane che intrattengono rapporti commerciali con partner cechi, l’andamento descritto costituisce un motivo ulteriore per prestare attenzione alla verifica preventiva dell’affidabilità delle controparti e al controllo dei crediti commerciali, soprattutto nei comparti dei trasporti, della manifattura e della ristorazione.